Essere genitori, diritto assoluto o responsabilità?

La ‘famiglia nel bosco’, una vicenda sul tema del bilanciamento tra il diritto della famiglia a determinare le proprie scelte di vita e il dovere di tutela dell’interesse dei minori.

di Fabio Midulla

La vicenda della “famiglia nel bosco”, la quale vive in un rudere senza elettricità, acqua e gas nel bosco di Palmoli vicino a Chieti e che ha portato la magistratura dell’Aquila ad intervenire trasferendo i bambini insieme alla madre in una comunità educativa, ha recentemente acceso un forte dibattito pubblico tra chi ritiene l’intervento della magistratura come una tutela necessaria dei minori e chi invece l’interpreta come uno eccesso dello Stato sulla libertà familiare. La famiglia, che è composta da padre inglese, madre australiana, un figlio di 8 anni e due gemelli di 6, era finita nel mirino della procura minorile dell’Aquila dopo un ricovero ospedaliero dei bambini per un avvelenamento da funghi raccolti nei boschi. I carabinieri erano intervenuti ed era scattata una segnalazione, che aveva portato alla sospensione della potestà genitoriale senza però interrompere l’affidamento dei minori alla famiglia. I genitori hanno sempre dichiarato che si trattava di una scelta di vita consapevole basata sul desiderio di vivere a contatto con la natura e sul rifiuto dei ritmi urbani. Inoltre, i genitori hanno anche affermato che i loro figli sono ben seguiti, vaccinati e socialmente integrati.

Tuttavia, la vicenda ha preso una piega diversa perché i genitori hanno ostacolato e impedito l’attività dei servizi sociali e hanno chiesto al tribunale dei minori 50.000 euro per ciascun figlio come condizione per sottoporli agli accertamenti sanitari necessari e infrangendo norme nazionali, che vietano di divulgare dati idonei a indentificare minori coinvolti in procedimenti giudiziari, hanno portato i figli alla trasmissione televisiva “Le Iene”. A questo punto è scattata l’ordinanza del Tribunale minorile dell’Aquila che sulla base di una situazione abitativa caratterizzata da un degrado igienico-strutturale, sul diritto dei bambini ad una vita di relazione e sull’obbligo della riservatezza e della protezione dei minori dall’esposizione mediatica, ha disposto la sospensione temporanea della responsabilità genitoriale e ha collocato i bambini con la madre in una casa-famiglia. Il provvedimento offre lo spunto per esaminare il delicato tema del bilanciamento tra il diritto della famiglia a determinare le proprie scelte di vita e il dovere di tutela dell’interesse dei minori.

È difficile sostenere che vivere in una casa senza servizi igienici, elettricità e acqua possa avere un’influenza negativa sullo stato di salute dei bambini. Il magistrato considera giustamente la necessità delle vaccinazioni, ma cosa facciamo per proteggere i bambini non vaccinati delle numerose famiglie novax che vivono in Italia? La scelta dei genitori dell’“home schooling” ha veramente impedito ai bambini il confronto con i coetanei, con conseguenze significative sullo sviluppo di competenze sociali, emotive e cognitive? Un bambino che cresce senza mai interagire con altri bambini sviluppa lacune educative, e rischia di compromettere la propria capacità di relazionarsi, di gestire conflitti e di comprendere le regole sociali?

Queste domande dovrebbero essere rivolte agli psicologi dell’età evolutiva e agli educatori, ma personalmente ritengo che le famiglie abbiano il diritto di scegliere quale sia per i loro figli il modello educativo migliore e la scelta di questi genitori di far vivere i propri figli a contatto con la natura e lontano dai ritmi urbani non può essere biasimata. È meglio far vivere i propri figli nella società attuale, dove i bambini già a due anni possiedono un cellulare e passano ore con i social e attaccati a un video? Quanti sono i bambini che vivono in situazioni abitative adeguate, frequentano la scuola e i loro coetanei e poi non possiedono la capacità di relazionarsi e di comprendere le regole sociali? Sicuramente molto più grave, e che giustifica l’allontanamento dei bambini dai genitori della “casa nel bosco”, è stata l’esposizione mediatica: i bambini sono stati utilizzati come pedine per ottenere un miglior risultato processuale. Temi così delicati come la libertà educativa e gli stili di vita richiedono un approccio rispettoso e consapevole della complessità.  .